New Addiction

Microchip emozionale: la costruzione dell’identità nell’era delle dipendenze 2.0

movimento di storie ordinarie
città
cablaggi connessioni intercettazioni
sogni che si schiantano contro la chiusura di un cielo automatico
strutture
l’amore talvolta si muove incontrollato nelle intercapedini
notti
neurotrasmettitori
pulsazione modificazionestensione intrecci di corpi
danze

(Subsonica, 1999)

La descrizione del microchip emozionale che ci forniscono i Subsonica sembra una ricetta cognitiva per fornire alla nostra mente uno stimolo emotivo fatto dai testi delle canzoni che componevano il disco.

Ho preso in prestito questa interessante metafora per parlare di dipendenze partendo dalle emozioni.

Infatti, se è vero che molteplici sono le forme di dipendenza con la quale oggi ci si confronta più o meno consapevolmente, più ristretta è la gamma di emozioni che compongono il nostro “microchip”.

La stretta relazione tra regolazione emotiva e istaurarsi di una dipendenza va compresa tenendo presente alcune importanti assunzioni:

°  Ekman ha dimostrato che, le espressioni facciali e le emozioni non sono determinate dalla cultura di un posto o dalle tradizioni ma sono universali ed uguali per tutto il mondo, ciò indica che quindi sono di origine biologica. Noi proviamo emozioni quando diamo particolari significati agli eventi che viviamo. I significati che diamo dipendono dalle nostre esperienze passate, che hanno contribuito, a livello neurologico, a creare le connessioni fra i neuroni, e quindi la rete neurale che poi sviluppa tutti i nostri pensieri, grazie ai quali diamo un senso a ciò che ci accade. Quindi, a livello chimico non vi è differenza fra un’emozione o una sensazione e una sostanza assunta dal corpo. Questo processo comporta che diventiamo dipendenti chimicamente dalle emozioni che proviamo. E così inconsapevoli e storditi, come “drogati” in astinenza, andiamo alla ricerca della “dose” mettendoci in situazioni che probabilmente produrranno un certo stato emotivo, per soddisfare così i desideri biochimici delle cellule.

°  L’approccio evolutivo ci mostra un sistema biologico cerebrale legato alla gratificazione. La ricerca di un soddisfacimento di un bisogno è connessa a livello limbico con il piacere e la gratificazione intrinseca nel suo soddisfacimento.  Di contro la frustrazione caratterizza il mancato soddisfacimento del bisogno stesso. La gratificazione o frustrazione sono connessi principalmente a comportamenti essenziali per la sopravvivenza, quali: alimentazione, sesso, accudimento della prole, competizione/vittoria. Il raggiungimento di un bisogno – “target” e la sua risoluzione dovrebbe spegnere il sistema portandolo ad un’autoregolazione.

°  L’essere umano è un sistema complesso pertanto la spiegazione di un disagio va ricercata su più livelli: vulnerabilità biologica, processo di sviluppo della mente (Famiglia, contesto educativo e network sociale), Eventi chiave e decorso dei fattori cognitivi, emotivi e sociali.

Tenendo conto di quanto sopra espresso, una dipendenza può essere ricondotta a:

–          l’incepparsi del nostro microchip emozionale che nella ricerca di un soddisfacimento ha creato un “loop” compulsivo-ossessivo  che si autoalimenta al fine di non incorrere nella frustrazione;

–          l’assenza di capacità di coping adeguate a fronteggiare situazioni ed eventi potenzialmente indesiderati (frustrazioni);

–          l’influenza di fattori relazionali, familiari, del network sociale che incidono nell’insorgenza e nel decorso della dipendenza stessa.

 

Col tempo l’istaurarsi di una dipendenza tende a focalizzare ed appiattire le emozioni facendo perdere ogni interesse o motivazione verso comportamenti funzionali e adattivi che potrebbero sostituire il comportamento dipendente.

Un training emotivo dovrà partire dall’alfabeto delle emozioni, esse andranno ri-apprese attraverso metodi terapeutici integrati e complessi.

La sfida delle dipendenze targate 2.0 sta nella prevenzione, infatti la maggior parte delle nuove dipendenze pone nuove sfide agli operatori della salute mentale, ad esempio le ricerche dimostrano come si assiste ad un’età di esordio sempre più precoce in tutte le tipologie di dipendenze prese in esame; inoltre molto diffuso è il fenomeno delle polidipendenze che caratterizzano soprattutto le fasce adolescenziali.

Parlare di prevenzione nell’ambito della pre-adolescenza  è al contempo emergenza e sfida, per colpire l’interesse di un essere umano fortemente edonico come l’adolescente è necessario un approccio che miri alla ricerca di un canale comunicativo condiviso, accattivante e stimolante. I giochi di gruppo, l’uso del linguaggio filmico e dei social network possono fornire la chiave di volta per l’ingresso in un mondo fatto di codici linguistici in continuo mutamento, emoticon e stili relazionali ingroup/outgroup.

La personalità svenduta sul social network ne diviene profondamente influenzata sino a perdere il senso di confine tra il sè reale e quello virtule. Il senso di Self è spesso valutato sulla base dei “like” ricevuti su una propria immagine e la comunicazione si riduce a degli status su facebook condivisi anche nella relazione face-to-face.

La cultura del “Selfie” dimostra sempre con maggiore insistenza la necessità dell’esserci, di dare prova tangibile della propria esistenza con l’impronta visiva lanciata sull’etere.

Parlare di prevenzione sulle nuove dipendenze che si intrecciano sugli smartphone, capaci di contenere in un palmo della mano ogni forma di App e quindi ogni forma possibile di dipendenza, non può prescindere dalla nostra intrinseca conoscenza di questi mezzi ne dell’uso sano che se ne può fare.

Tempo fa leggendo un libro di pedagogia ormai datato si faceva riferimento al rischio di abuso di TV nei giovani, si delineavano delle ore precise di visione per non incorrere in un abuso e si invitavano i genitori a condividerne i contenuti con i figli.

Se è ancora possibile pensare ad una sorta di condivisione dei contenuti visivi con i propri figli nella scelta dei programmi tv, è impensabile immaginare di poter avere la stessa probabilità sui canali you tube che spopolano con prodotti soprattutto fatti da giovanissimi che si relazionano dietro ad un pc con personalità molteplici e spesso caricaturali.

Bisognerà riscrivere la psicopatologia delle nuove generazioni?

Forse no… se si tiene conto del fatto che i processi impliciti sono quelli espressi in premessa di questo articolo e se si focalizza l’attenzione sull’esigenza di formarsi adeguatamente sui nuovi rischi connessi alle dipendenze 2.0, si può applicare lo stesso ragionamento che sta alla base di tutte le dipendenze.

Bisogna partire dalle emozioni! una buona dose di conoscenza delle esperienze emotive alternative a quelle oggetto di abuso, la comprensione di una vasta gamma di sensazioni e l’apprendimento di strategie adeguate a fronteggiare eventi stressanti sono obiettivi essenziali che possono interrompere la compulsione ansiosa da notifiche, la ricerca compulsiva di giochi virtuali, il chatting e svariate forme di trappole che si snodano su un sottile filo che delinea un comportamento ludico costruttivo, da un abuso compulsivo.

Sibilla Giangreco

Suggerimenti di lettura

 – Il vincolo della dipendenza. Un modello cognitivista e complesso per le dipendenze patologiche e la loro terapia –

        (Tullio  Scrimali)

– Facebook delle mie brame

 

– Bisogno o desiderio